E la chiamano estate…sott’acqua

Nubifragi estate 2014

E’ vero, le ormai famose “bombe d’acqua” al momento non sono prevedibili da nessun meteorologo. E’ vero, il 1815 fu l’anno senza estate, quella in cui s’impantanò Napoleone a Waterloo. Ma a questo punto mi pare chiaro che non si vuole capire il discorso: urbanizzazione e territorio. Certo, ormai, strade e città sono belle che costruite, su questo non ci piove (ops). Si può ragionare su quelle in costruzione, sul dove e come. Si può parlare dell’ospedale di Verduno (Cn) ideato 20 anni fa nel post alluvione, il sito originale era in piena zona alluvionata e così si pensò di edificarlo in collina; ora anche la Langa ha il suo ecomostro. Si può continuare a parlare. Oppure si può iniziare a mettere in sicurezza il territorio e le città. Gli agricoltori ripristinino i canali di scolo ai margini delle loro coltivazioni, non c’è bisogno di coltivare fin sul ciglio della strada. Le amministrazioni comunali trovino i soldi per rammodernare la propria rete fognaria, oggi vetusta e non più capace di sopportare portate d’acqua rilevanti. La messa in sicurezza del Paese, quella voce sempre presente in tutti i programmi elettorali, tutti!   Nell’immagine i nubifragi di giugno/luglio (da sx a dx) Alba, Como, Faenza, Forl’, Valsusa, Roma, Milano, Pisa, Sassari, Gallo d’Alba, Versilia, Gallura

Dissesto o disastro idrogeologico?

Emergenza frane nell’alessandrino

Eccoci qua, puntuali come un orologio svizzero. Giorni di pioggia, qualche centimetro di neve e il nostro territorio torna a far parlare di se. L’articolo de La Stampa è riferito esclusivamente ad Alessandria e provincia ma sappiamo bene che il problema è riferibile a tutto il Piemonte, in particolare il sud e poi in linea generale all’Italia intera. Ne abbiamo parlato citando www.dissestoitalia.it il web-doc che racconta di come il nostro paese sto collassando su se stesso, e non solo in termini economici. Frane, smottamenti, dissesti, tutto ormai sta prendendo una piega sostanzialmente quotidiana, drammaticamente quotidiana. E la quotidianità finisce per rendere il problema un “non-problema” semplicemente perché la gente si abitua. Si abitua ad avere la collina di fianco a casa che pian piano scende verso il paese, si abitua ad avere la strada a senso unico alternato perché franata, riassestata in fretta (se uno a fortuna altrimenti aspetta 4 anni come nel caso della provinciale che collega Novello con Barolo, in provincia di Cuneo ,con ben 5 tratti crollati in soli 5 km) e nuovamente crollata l’anno successivo, si abitua a fare piccoli slalom e gimcane per evitare buchi e voragini nel percorso che lo porta da casa al posto di lavoro, si abitua a vedere piano piano il suo paese che si allarga, si allunga sempre di più (per arrivare chissà dove) con case, condomini, villette, capannoni che inesorabili avanzano. Semplicemente si abitua.

#Dissestoitalia – 100 anni di dissesto idrogeologico

Il web doc #dissestoitalia

Sconcertante il docu-progetto sul dissesto idrogeologico italiano. Non è al riparo nessuna Regione, chi più (vedi il Piemonte primo per rischio frane e alluvioni) chi meno. Dati semplici e chiari su come è messo il nostro paese dal punto di vista del territorio. E’ un progetto ideato da Next New Media per Legambiente, Consiglio nazionale dei Geologi, Consiglio nazionale Architetti Paesaggisti e, udite udite, Consiglio nazionale Costruttori Edili (!?).

Era inevitabile ma ovviamente è citata anche la grande alluvione del 1994 del sud Piemonte. Il film “Acqua e Terra” racconterà anche ciò che venne fatto nel post alluvione per mettere in sicurezza il territorio, quello che è stato dimenticato e quello che non si è voluto fare.

Olbia dimenticata

Guerrilla Art per gli alluvionati di Olbia

A fine dicembre 2013 un gruppo di ragazzi ha invaso la città con 250 foto. Un gesto che voleva “smuovere le acque” (scusate il modo di dire) del silenzio caduto sul post alluvione di Olbia. Le acque in Sardegna si sono mosse eccome ma solo quelle dei torrenti che il 18 novembre hanno devastato la città sarda. Le foto, gigantografie appese sui muri e rappresentanti volti di persone comuni, furono rimosse all’alba, con le solite litanie sul decoro e via dicendo. Olbia oggi è stata nuovamente dimenticata perché nel frattempo abbiamo visto l’acqua nel modenese, a Roma, Fiumicino e nel padovano. Eppure siamo solo al 10 febbraio…

Acqua che mangia la Terra. Nel 2014 come nel 1994

Acqua che mangia la Terra. Nel 2014 come nel 1994

La caduta del muro di cinta di Volterra è dovuta alle condizioni meteo eccezionali ma è pur vero che la salvaguardia del territorio e la sua conseguente protezione è sempre più messa in disparte. Quello che è successo a Volterra, solo per prendere un esempio eclatante di questo 31 gennaio 2014, successe anche nell’alluvione del 1994 in Piemonte.

Perché oltre ai fiumi che esondarono, allagarono paesi e città, portando in centinaia di case fango, liquami, detriti…purtroppo anche morti…in quei terribili giorni si capì anche che le Langhe, il Roero, il Monferrato sono territori fragilissimi e da sempre le piogge copiose hanno creato frane e smottamenti ma quello che è successo in quel lontano 1994 deve farci ricordare ogni giorno che i nostri luoghi sono da tutelare e i primi a prendercene cura dobbiamo essere noi stessi…solo in seconda battuta, dovrà essere chiamata in causa la politica. Siamo noi i primi a dover curare la nostra terra così come facevano i nostri nonni.

5 novembre 1994, Il Tanaro infuriato

5 novembre 1994, Il Tanaro infuriato

E’ una foto tratta da uno dei tanti video amatoriali che stiamo raccogliendo in tutto il sud Piemonte per raccontare la devastante alluvione del 1994, siamo nel primo pomeriggio del 5 novembre. Tra Farigliano e Monchiero, a pochi km da Alba, il Tanaro è talmente potente che porterà via anche la strada ferrata della Bra-Ceva, tratta che da allora non verrà mai più ripristinata

L’alluvione del 1994 ad Alessandria

L'alluvione del 1994 ad Alessandria

Alessandria fu uno dei centri più colpiti dall’alluvione del 1994. La foto, tratta da uno dei video inediti che faranno parte del documentario, rappresenta il Tiro a Segno, impressionante di come l’acqua sia arrivata a lambire il tetto dell’edificio, a 4 metri dal suolo. Proprio sotto il cornicione si vede la differente colorazione che segna il punto limite di dove l’acqua arrivò. Questa e altre storie faranno parte del doc “Acqua e Terra”