Via dalle aree a rischio idrogeologico

http://www.lastampa.it/2014/10/30/italia/cronache/via-la-gente-dalle-aree-a-rischio-idrogeologico-6wiJhFJCz7fmSVSOw76DWJ/pagina.html

Delocalizzazione. Non fabbriche, non posti di lavoro ma persone. In Olanda già lo fanno da decenni. Se il territorio è a rischio idrogeologico bisogna spostarsi per non piangere dopo. Erasmo D’Angelis propone una nuova soluzione o se vogliamo una nuova mentalità. Per la verità bisognerebbe prima di tutto costruire un tavolo di lavoro dedicato alla tutela del territorio, al rischio, alle soluzioni. Parlo di costruire nel senso letterale del termine, questo tavolo bisogna ancora assemblarlo, il piano con le gambe, perché per il momento ci sono molte parole, molte idee, molti articoli ma tavoli….niente, tocca farli.
Delocalizzare, una soluzione. Chi si sente di dire che è una cavolata? A Genova ci hanno messo 20 anni per sgomberare il condominio di via Giotto, una barriera su un torrente.

L’Italia che ha capito cosa fare per il dissesto idrogeologico

http://www.lastampa.it/2014/10/19/italia/cronache/litalia-che-fa-la-cosa-giusta-sul-dissesto-idrogeologico-TrL9cI2G77Wq24eywlhOnL/pagina.html

I primi a muoversi devono essere i cittadini.

Quiliano, 50 km da Genova, alluvionato nel 1992: “il Comune organizza assemblee nei condomini con i geologi. E nell’anniversario dell’alluvione sono i residenti, ormai vedette di protezione civile, a guidare cortei lungo il torrente, spiegando rischi e precauzioni.”

Senigallia, 2 alluvioni in tre anni: “manutenzione regolare delle sponde fluviali, piani d’emergenza aggiornati, esercitazioni periodiche, sistemi di monitoraggio e persino interventi di delocalizzazione di immobili, grazie ai quali non ci sono abitazioni e industrie in aree a rischio”.

In Olanda si delocalizzano gli edifici a rischio

“A Genova ci sono voluti oltre vent’anni per convincere ventotto famiglie a demolire il palazzo costruito nel torrente Chiaravagna, responsabile dell’alluvione di Sestri Ponente nel 2011.”

Genova, città sacrificabile per l’orgoglio fascista? (e per la mobilità automobilistica)

Anemmu in bici a Zena!

In questa alluvione è balzato finalmente agli occhi di tutti il problema che ha generato lo straripamento del Bisagno, che non è dovuto al ponte della ferrovia ma alla tombatura a valle (voluta dagli amministratori fascisti e mantenuta in seguito per alimentare la attuale mobilità basata sull’automobile) ed dalla più recente geniale collocazione di una serie di negozi in fondo a Via Tolemaide, che bloccano completamente una eventuale surplus di portata che il ponte avrebbe con tutta probabilità potuto lasciar passare a valle dello stesso.

Possiamo vedere gli effetti del Bisagno sui negozi di via Tolemaide  in questo video dove risulta evidente la spinta che l’acqua ha esercitato sui muri del retro demolendoli ed andando ad allagare la zona sottostante:

Ci volevano tre alluvioni perchè finalmente qualcuno a Genova iniziasse a porsi la fatidica domanda: ma perchè dobbiamo tenerci gli errori fatti ormai cent’anni fa in un momento di orgoglio fascista…

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Che il Ventennale non sia una passerella

Il basso Piemonte rivive l’incubo del 1994

http://www.lastampa.it/2014/10/14/italia/cronache/acqua-fango-e-paura-il-basso-piemonte-rivive-lincubo-del-rj7lafsULL3qTEyP8hhkNP/pagina.html

Rivivere in poche ore quello che successe nel 1994. E’ successo di nuovo nel basso alessandrino. Questa volta il Tanaro non c’entra, è sopra di 8 metri ma evidentemente i lavori di messa in sicurezza di questi anni stanno funzionando…almeno per il Tanaro. Perché come ci hanno raccontato ad Alessandria i problemi di esondazioni non sono mai arrivati dal Tanaro (tranne che nel 94 ovviamente) ma da altri torrenti, Bormida e Orba in primis. E quindi gli affluenti del Tanaro sono stati messi in sicurezza? In alcune zone si, in altre aspettiamo. Poi è ovvio che se in una notte scende la stessa quantità d’acqua che normalmente scende in due mesi abbiamo poco da stare tranquilli ma molto si può fare. A cominciare dai sistemi fognari di ogni singolo paese che sono vetusti e non più in grado di reggere portate d’acqua improvvise. Qua la politica e gli amministratori si devono muovere. ma le fognature non portano consensi, anzi, crei disagio ai cittadini perché sconvolgi le strade e a lavoro finito nessuno ti dirà grazie…mhhh bel lavoro! perché le fogne stanno sotto terra.

Allerta Meteo: chi avverte chi, come e quando

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Tra le tante storie che raccontiamo in Acqua e Terra abbiamo anche voluto mettere un punto fermo sugli allerta meteo. Chi avverte chi, come e quando. Dante Ferraris, Disaster Manager, ci ha raccontato come è cambiato l’allerta meteo in questi ultimi 20 anni. E torniamo sempre li, la grande alluvione del Piemonte ha insegnato anche questo.

Una storia che si ripete

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Se nel 1994 il problema del mancato allerta fu da addebitare ai fax, oggi, quello che è capitato a Genova a chi è riferibile?

Certo, i modelli matematici rimangono solo dei modelli e dobbiamo imparare  a capire che il meteo non è cosa prevedibile in maniera assoluta. Qua però il discorso è molto più ampio. Non bastano i miliardi, se mai ne arriveranno (non siamo nel 1994), per mettere in sicurezza la nostra Italia. Qui bisogna imparare a vivere accanto all’acqua, nel caso di Genova sopra l’acqua, ormai i torrenti sono tombinati, vogliamo sventrare mezza Zena? non credo sia una soluzione praticabile. E allora bisogna armarsi di santa pazienza e cominciare a educare ed educarci a vivere in simbiosi con il proprio territorio. Siamo noi i primi a dover esigere la tutela della nostra terra e solo noi possiamo curarlo. Una volta fatto questo allora si che possiamo inveire con chi non fa il suo mestiere.

Acqua e Terra…ancora

Schermata-2014-10-10-alle-01.44.14Acqua e Terra racconta una storia di 20 anni fa ma ancora una volta i fatti ci smentiscono. Ormai sono storie quotidiane, quasi di routine.

E poco importa se quello che raccontiamo nel nostro documentario sono le stesse identiche parole che vengono usate oggi. Perché se le frasi che abbiamo raccolto in “Acqua e Terra” sono del tutto simili alle frasi che abbiamo sentito per Olbia, Senigallia, Roma, Treviso, oggi le sentiamo di nuovo per Genova, e allora,….e allora davvero c’è qualcosa che non funziona e la cosa preoccupante è che ciò che non funziona non lo abbiamo ancora messo a fuoco, individuato, localizzato ed infine risolto.