Dissesto o disastro idrogeologico?

Emergenza frane nell’alessandrino

Eccoci qua, puntuali come un orologio svizzero. Giorni di pioggia, qualche centimetro di neve e il nostro territorio torna a far parlare di se. L’articolo de La Stampa è riferito esclusivamente ad Alessandria e provincia ma sappiamo bene che il problema è riferibile a tutto il Piemonte, in particolare il sud e poi in linea generale all’Italia intera. Ne abbiamo parlato citando www.dissestoitalia.it il web-doc che racconta di come il nostro paese sto collassando su se stesso, e non solo in termini economici. Frane, smottamenti, dissesti, tutto ormai sta prendendo una piega sostanzialmente quotidiana, drammaticamente quotidiana. E la quotidianità finisce per rendere il problema un “non-problema” semplicemente perché la gente si abitua. Si abitua ad avere la collina di fianco a casa che pian piano scende verso il paese, si abitua ad avere la strada a senso unico alternato perché franata, riassestata in fretta (se uno a fortuna altrimenti aspetta 4 anni come nel caso della provinciale che collega Novello con Barolo, in provincia di Cuneo ,con ben 5 tratti crollati in soli 5 km) e nuovamente crollata l’anno successivo, si abitua a fare piccoli slalom e gimcane per evitare buchi e voragini nel percorso che lo porta da casa al posto di lavoro, si abitua a vedere piano piano il suo paese che si allarga, si allunga sempre di più (per arrivare chissà dove) con case, condomini, villette, capannoni che inesorabili avanzano. Semplicemente si abitua.

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#Dissestoitalia – 100 anni di dissesto idrogeologico

Il web doc #dissestoitalia

Sconcertante il docu-progetto sul dissesto idrogeologico italiano. Non è al riparo nessuna Regione, chi più (vedi il Piemonte primo per rischio frane e alluvioni) chi meno. Dati semplici e chiari su come è messo il nostro paese dal punto di vista del territorio. E’ un progetto ideato da Next New Media per Legambiente, Consiglio nazionale dei Geologi, Consiglio nazionale Architetti Paesaggisti e, udite udite, Consiglio nazionale Costruttori Edili (!?).

Era inevitabile ma ovviamente è citata anche la grande alluvione del 1994 del sud Piemonte. Il film “Acqua e Terra” racconterà anche ciò che venne fatto nel post alluvione per mettere in sicurezza il territorio, quello che è stato dimenticato e quello che non si è voluto fare.

Olbia dimenticata

Guerrilla Art per gli alluvionati di Olbia

A fine dicembre 2013 un gruppo di ragazzi ha invaso la città con 250 foto. Un gesto che voleva “smuovere le acque” (scusate il modo di dire) del silenzio caduto sul post alluvione di Olbia. Le acque in Sardegna si sono mosse eccome ma solo quelle dei torrenti che il 18 novembre hanno devastato la città sarda. Le foto, gigantografie appese sui muri e rappresentanti volti di persone comuni, furono rimosse all’alba, con le solite litanie sul decoro e via dicendo. Olbia oggi è stata nuovamente dimenticata perché nel frattempo abbiamo visto l’acqua nel modenese, a Roma, Fiumicino e nel padovano. Eppure siamo solo al 10 febbraio…

La “Bra-Ceva”. Una ferrovia cancellata dall’alluvione del 1994…e non solo…

La Bra-Ceva collegava Torino con il mare passando proprio dai due centri del cuneese. Una tratta storica che attraversava la valle del Tanaro…e fu questa la sua disgrazia. Il 6 novembre la strada ferrata non esisteva più, ponti crollati, lunghi tratti inghiottiti dal fiume. In alcuni casi il Tanaro cambiò addirittura il suo corso. Oggi della Bra-Ceva rimane il tratto da Cherasco a Bra, forse ancora in “vita” perché nella città della lumaca c’è un’azienda che produce container ferroviari. Da Cherasco fino a Ceva è stata tutta smantellata anche se è ancora ben visibile il sedime, solo nel tratto tra Niella e Roccacigliè l’allargamento della strada provinciale ha preso definitivamente il suo posto. Fino a qui è solo una triste storia di una gloriosa tratta ferroviaria che però già dagli anni ’70 perdeva utenti che preferirono spostarsi sulla linea Fossanese, più comoda e veloce. In ogni caso c’era. E ci sarebbe ancora stata dato che lo Stato concesse a Ferrovie dello Stato ben 63 miliardi di lire per rimetterla in piedi. Quei soldi la Bra-Ceva non li ha mai visti e di conseguenza gli abitanti della val Tanaro non videro più la loro ferrovia che li collegava a sud con Savona e a nord con Torino.